Io ero Alessia Manzari, una ragazza intelligente, ma insicura di se. Adesso mi chiamo Sabrina ho 16 anni, vado al liceo classico, abito a Roma e da grande vorrei fare l'avvocato penalista. Porto i capelli corti e castani, ho gli occhi verdi e pratico 2 sport: nuoto e pallavolo. Inoltre il mio stile si caratterizza con un abbigliamento molto elegante, con capi firmati. Infine aggiungo che caratterialmente sono una persona dolce, affettuosa ma allo stesso tempo ribelle. Adesso ho 21 anni e laureata in giurisprudenza, poi ho preso tutto e sono scappata Berlino, perché la mia vita era piatta e priva di emozioni, anche se i miei amici e genitori non volevano, ma come potete vedere non ho dato importanza alle loro parole. Berlino è una città meravigliosa, anche se molto fredda, qui ho affrontato diverse vicissitudini:
-Sono stata derubata del mio portafoglio con €500;
-Ho subito un incidente, fratturandomi braccio e gamba sinistra, fortunatamente ora sono guarita riacquistando la mia autonomia;
-Mentre stavo cucinando, per mia distrazione, ho rischiato di mandare a fuoco casa.
Nonostante tutto, sono felice della mia nuova vita, anche perché frequento delle ottime persone, con le quali mi diverto sopratutto in discoteca. Ho molte aspettative, tant'è vero che oltre a frequentare il liceo, nel pomeriggio mi dedico a corsi privati di lingue con certificazioni, corsi di alta informatica e giornalismo.
Sono passati molti anni, adesso faccio il lavoro dei miei sogni, ovvero l'avvocato penalista, sono felice di questa vita, ma quando stavo tornando a casa trovo un giornale con su scritto che mi avevano trovata morta, ma non continuavo a capire, perciò sono tornata a Roma dove c'erano tutti i miei amici, i miei genitori, mio marito e i miei figli per il mio funerale. Infine, dopo che tutti se ne erano andati tutti, mi metto sulla mia tomba e li racconto tutta la mia vita. Quando tornai a Berlino, vidi mio marito insieme ad un'altra e ho visto i miei figli che sono usciti di casa con delle valigie e avevo capito che volevano scappare, all'inizio volevo togliermi la vita, perché non avevo più niente, però capì che non era la soluzione migliore, così divenni serial killer e le prime vittime, furono mio marito e la sua fidanzata. Per finire dico che sto scrivendo questa lettera vicino ai loro cadaveri.
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